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      Ond'è che l'ingenuità spesso si tramuta in goffaggine; e il candore in trivialità. Così, nella leggenda di Furseo, le teste dei diavoli sono rassomigliate a «caldaie, ovvero pentole laidissime e grosse33»: in quella di Tundalo, i peccatori da una specie di gran padella forata colano strutti nel fuoco ove sono consumati34. Nei versi di fra Giacomino da Verona, Belzebù è detto il gran cuoco dell'inferno, che a quel ghiottone di Satana ammannisce cibo sanguinoso e palpitante di dannati confitti negli schidioni: e il re dell'inferno ne palpa le carni, e brontolando, le rimanda ad abbrustolire dell'altro35. Nè più alto e condegno è il comune concetto della sede celeste; se, presso il medesimo sacro giullare, in paradiso Dio stesso insegna solfeggiare ai suoi fedeli36, e, quasi in cristiano Valhalla, si gustano i frutti della immortalità, e si bevono le onde della gioventù sempiterna37. Si direbbe quasi che, per immaginare il gran fuoco infernale, i semplici autori di quelle leggende non altro abbian saputo se non centuplicare nella lor fantasia quello che arde nelle grandi cucine dei popolosi cenobj, e per rappresentar le gioie del paradiso abbiano avuto ricorso a raddoppiare di più che mille milia il coro od il refettorio38.
      Le leggende monastiche dovettero cominciare assai presto, sebbene non ne abbiamo copia di esempj nei primi secoli del cristianesimo. Dal che non devesi inferire che mancassero, sembrandoci tal fatto non ragionevolmente ammissibile: bensì piuttosto che la maggior parte non ne sia giunta fino a noi.


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I precursori di Dante
di Alessandro D'Ancona
Arnaldo Forni
1874 pagine 50

   





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