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      E fra Giacomino, il sacro giullare di Verona, sembra quasi prender l'idea del paradiso da quel palagio, con maraviglia descritto dagli storici147, che gli Scaligeri edificarono nella sua città: e i santi vi sono rappresentati come cavalieri, che Maria, raccoglie sotto il suo gonfalone rimeritandoli con ghirlande di fiori, e doni di staffe, di freni, di destrieri148. E se anche questi poveri monaci e giullari, dalla impotenza della loro fantasia e del loro linguaggio, e dalla paura dell'errore ereticale, sono costretti a dichiarare che tutto ciò va inteso in significato mistico e simbolico149, è pur da dubitare che il popolo sapesse penetrare oltre la lettera, e non accogliesse invece coteste descrizioni nella lor propria significazione, e secondo il poetico colorito150. Ma in Dante, invece, il paradiso è pura luce:
      Luce intellettual piena d'amore,
      Amor di vero ben pien di letizia,
      Letizia che trascende ogni dolzore.
      VII.
      Arrivati al termine di queste storiche investigazioni, Voi potreste dimandarmi se, oltre una relazione generale, le Visioni dell'età media abbiano più stretta attinenza colla Divina Commedia, come modello colla copia, anche se riuscita maggiore e migliore: e se ciò diminuirebbe in nulla il merito del poeta.
      Ardua cosa sarebbe l'affermare, come già abbiamo notato, che la tal o tal altra leggenda sia stata l'esempio tenuto innanzi da Dante, e quasi il germe onde poi si svolse il gran poema. Certo è che coteste scritture erano forma di concetti generalmente sparsi nelle plebi cristiane: tanto che si potrebbe anche sostenere che più che ad esse, Dante abbia direttamente attinto alla coscienza popolare, la quale, meditando sull'argomento, aveva finito collo stabilire le penitenze che a certi peccati si convenivano, in virtù di quella legge che l'Alighieri disse del contrappasso; cioè della corrispondenza fra la pena e il misfatto.


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I precursori di Dante
di Alessandro D'Ancona
Arnaldo Forni
1874 pagine 50

   





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