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      Senza volere fui causa che i miei compagni infrangessero, come seppi in seguito, una delle loro leggi e risoluzioni: aveva preso con me una bottiglia di liquore, che non poterono rifiutare di assaggiare; ma appena ne ebbero bevuto un poco, si misero le dita sulla bocca, e pronunziarono la parola Missionario. Due anni prima circa, sebbene l’uso dell’ava fosse proibito, l’ubbriachezza per l’introduzione degli spiriti era divenuta molto generale. I missionari persuasero alcune buone persone, che vedevano come il loro paese si avviasse alla rovina, ad unirsi ad essi per fondare una Società di temperanza. Per buon senso o per vergogna, tutti i capi e la regina si persuasero a farne parte. Immediatamente fu fatta una legge, che non permetteva di introdurre nell’isola nessun liquore spiritoso, e che colui che vendeva o che comprava l’articolo proibito sarebbe stato punito con una multa. Con una giustizia veramente notevole, venne accordato un certo periodo per smaltire la provvista esistente, prima che la legge fosse applicata. Ma quando fu spirato il termine, venne fatta una perquisizione generale, nella quale non furono eccettuate neppure le case dei missionari, e tutta l’ava (nome che danno gl’indigeni a tutti i liquori spiritosi) venne distrutta. Quando si riflette all’effetto della intemperanza sugli Aborigeni delle due Americhe, sono di opinione che certamente ogni uomo che ami il bene di Tahiti ha un debito non comune di gratitudine per i missionari. Per tutto il tempo in cui l’isoletta di SantElena rimase sotto il governo della Compagnia delle Indie orientali l’importazione dei liquori spiritosi, pel grande danno che producevano era impedito; ma il vino veniva somministrato dal Capo di Buona Speranza.


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Diario di un naturalista giramondo
di Charles Darwin
pagine 739

   





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