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      Alcune delle foreste della Nuova Zelanda debbono essere straordinariamente impenetrabili. Il signor Matthews m’informò che una foresta larga solo trentaquattro miglia, e che separava due regioni abitate, era stata da poco tempo attraversata per la prima volta. Egli ed un altro missionario, ognuno con una brigata di cinquanta uomini, impresero il còmpito di aprire una strada; ma ci volle il lavoro di quindici giorni. Nei boschi vidi pochissimi uccelli. Rispetto agli animali, è un fatto notevolissimo, che un’isola tanto grande, che si estende sopra una latitudine di oltre 700 miglia, con varie stazioni, un bel clima e altitudini differenti, da 4200 metri in giù, non possegga nessun animale indigeno, tranne un piccolo topo. Le varie specie di quel genere di uccelli giganteschi, il Deinornis, sembrano aver qui sostituito i quadrupedi mammiferi, nello stesso modo dei rettili nell’arcipelago Galapagos. Si dice che il topo comune della Norvegia, nel breve spazio di due anni, abbia distrutto in questa parte settentrionale dell’isola, le specie della Nuova Zelanda. In molti luoghi notai parecchie sorta di piante, le quali come i topi, fui obbligato di riconoscerle come compatriotte. Una sorte di porro aveva invaso interi distretti, e si mostrava molto incomodo, ma era stato importato come un regalo da una nave francese. L’acetosa comune è pure molto sparsa, e resterà, temo, una prova sempiterna della scelleratezza di un inglese che vendette i semi di quella pianta per semi di tabacco.


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Diario di un naturalista giramondo
di Charles Darwin
pagine 739

   





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