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      Risulta da ciò che gli arbusti femminili differivano fra loro un poco nel grado della fertilità e che i polliniferi ne differiva-no in modo marcatissimo. Noi abbiamo una serie perfetta-mente graduata formata: dall’arbusto femminile B, il quale nel 1865 era coperto da un numero sterminato di frutti, - dall’arbusto femminile A, che nello stesso anno ne produsse 97, - dall’arbusto femminile C, che nello stesso anno produsse 92 frutti, i quali per altro contenevano una media assai bassa di semi, - dall’arbusto D, che produsse solo 20 poveri frutti, - e infine dagli arbusti E, F, G, che nè in questo, nè negli anni precedenti non produssero neppure un frutto. Se questi ultimi arbusti e i femminili più fertili soppiantassero gli altri, l’evonimo diverrebbe per la sua funzione così rigorosamente dioico, come qualsiasi altra pianta della terra. Questo caso mi sembra essere interessantissimo, poichè dimostra come una pianta ermafrodita possa gradatamente trasformarsi in una dioica.( )
      Se si pensa che gli organi, che sono interamente o quasi privi di funzione, vengono ridotti in grandezza, riesce sor-prendente che i pistilli delle piante pollinifere sieno eguali a quelli delle piante femminili assai più fertili o superino perfino questi ultimi. Questo fatto mi condusse dapprincipio a sup-porre, che l’evonimo sia stato una volta eterostile, le piante ermafrodite e maschili sarebbero state originariamente macro-stili, i pistilli sarebbero stati d’allora in poi ridotti in lunghez-za, ma gli stami avrebbero conservato le loro originarie di-mensioni; e all’opposto le piante femminili sarebbero state microstili col pistillo allo stato attuale, mentre gli stami avreb-bero subìto col tempo una considerevole riduzione e sarebbe-ro divenuti rudimentali.


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Le diverse forme dei fiori in piante della stessa specie
di Charles Darwin
Utet
1877 pagine 388