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      Noi comprendiamo i movimenti della fisonomia ed i gesti delle scimmie, come esse in parte comprendono i nostri, secondochè asseriscono Rengger ed altri. È anche un fatto notevole che il cane dacchè è divenuto domestico, ha imparato ad abbaiare almeno in tre o quattro modi diversi. Sebbene l’abbaiare sia un’arte nuova, senza dubbio le specie selvatiche, gli antenati del cane, esprimevano i loro sentimenti con varie sorta di gridi. Nel cane addomesticato noi abbiamo il latrato smanioso, come nella caccia; quello della collera; il grido o l’ululo della disperazione, quando viene chiuso; quello della gioia quando si avvia a passeggio col padrone; e quello ben distinto di domanda supplichevole quando desidera che gli si apra una porta o una finestra.
      Tuttavia il linguaggio articolato è particolare all’uomo; ma questo adopera in comune cogli animali a lui inferiori grida inarticolate per esprimere il suo desiderio aiutandosi coi gesti e coi movimenti dei muscoli del volto. Ciò specialmente segue pei sentimenti più semplici e vivaci, che hanno scarso rapporto colla nostra più alta intelligenza. Le nostre grida di dolore, di timore, di sorpresa, di rabbia, unitamente alle azioni appropriate, e il mormorio di una madre al suo diletto bambino, son più espressivi che qualunque parola. Non è il solo potere di articolare che distingue l’uomo dagli altri animali, perchè come tutti sanno, i pappagalli riescono a parlare; ma è la sua grande facoltà di poter riunire suoni definiti con definite idee; e questo ovviamente dipende dallo sviluppo delle facoltà mentali.


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L'origine dell'uomo e la scelta in rapporto col sesso
di Charles Darwin
A. Barion
1926 pagine 830

   





Rengger