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      A calcolo fatto la lunghezza del femore sta alla tibia come 211 a 252; mentre in due europei misurati nello stesso tempo i femori stavano alle tibie come 244 a 230; e in tre neri come 258 a 241. Anche l’omero è relativamente più corto dell’antibraccio. Questo scorciarsi della parte dell’estremità che è più vicina al corpo mi sembra di compenso in relazione alla lunghezza tanto accresciuta del tronco. Gli Aymari presentano alcune altre particolari singolarità di struttura, per es., la piccolissima sporgenza del calcagno.
      Quegli uomini si sono tanto bene acclimati alla loro fredda ed alta dimora, che quando vennero dapprima portati dagli Spagnuoli nelle basse pianure orientali, e quando poi vi tornarono spontaneamente attirati dai forti salari pei lavori della produzione dell’oro, ebbero da soffrire una mortalità ben grave. Nondimeno il signor Forbes ne trovò alcune poche famiglie che sole erano sopravvissute per due generazioni; ed egli osservò che conservavano ancora ereditariamente i loro particolari caratteri. Ma era ben evidente, anche senza misurare, che quei caratteri erano tutti andati scemando; e quando li ebbe misurati egli trovò che il loro corpo non era più tanto allungato quanto quello degli uomini dell’alto altipiano; mentre i femori erano divenuti in certo modo più lunghi come anche le tibie, ma in un grado minore. Si possono consultare nella memoria del signor Forbes le attuali misure. Dopo queste notevoli osservazioni non vi può essere più dubbio, credo che la dimora per lo spazio di molte generazioni a grandi altezze tende tanto direttamente che indirettamente a produrre modificazioni ereditarie nelle proporzioni del corpo.


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L'origine dell'uomo e la scelta in rapporto col sesso
di Charles Darwin
A. Barion
1926 pagine 830

   





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