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      Questo movimento non è però stato osservato che sopra foglioline provvedute di pulvino, nelle quali l'aumento di turgescenza sui lati opposti non è stato seguito da una crescenza maggiore. Possiamo comprendere perchè sia così, giacchè questo movimento non è provocato che da un bisogno temporaneo. Sarebbe manifestamente svantaggioso per la foglia di essere fissata, nel suo accrescimento, in una posizione inclinata; essa, infatti, appena possibile, cioè subito dopo che il sole ha cessato di rischiararla troppo fortemente, prende la sua posizione orizzontale primitiva.
      L'estrema sensibilità di alcune pianticelle all'azione della luce è assai maravigliosa, come l'abbiamo dimostrato nel Capitolo IX. I cotiledoni di Phalaris s'inclinavano verso una lampada lontana, che mandava una luce così debole che un lapis, posto verticalmente presso alle pianticelle, non lasciava sulla carta bianca alcun'ombra percettibile; questi cotiledoni erano dunque impressionati da una differenza nell'intensità luminosa, che l'occhio non poteva distinguere. Il grado di loro incurvatura in un tempo dato non corrispondeva esattamente alla quantità di luce ricevuta; in nessun momento la luce era in eccesso. Essi continuavano ad incurvarsi verso una luce laterale per più di mezz'ora dopo che questa era stata spenta. La loro incurvatura aveva molta precisione, e dipendeva dall'illuminazione di una faccia intiera, essendo l'altra faccia completamente nell'oscurità. La differenza nella quantità di luce che le piante ricevono in paragone con quella che ebbero poco prima, sembra la principale causa efficiente di questi movimenti dipendenti dalla luce.


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Il potere di movimento nelle piante
di Charles Darwin
Utet
1884 pagine 766

   





Capitolo IX Phalaris