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      Qui, nella sezione francese, si comunicano al pubblico le opere della biblioteca del Corpo insegnante; più in là un professore spiega i modelli anatomici; nella sezione russa si fanno gli esperimenti del passaggio dell’aria a traverso i muri; un medico americano fa funzionare i mobili chirurgici; un dentista opera l’estrazione della carie con uno strumento a vapore. Si può andare ad assistere alla fabbricazione delle sigarette di Francia, a veder fare la carta dalla fabbrica Darblay, a vedere le esperienze della luce elettrica nel padiglione russo, o quelle del riscaldamento e dell’illuminazione nel parco del Campo di Marte. Altri vanno a vedere alla prova il telefono Bell, o l’apparecchio telegrafico che trasmette con un solo filo duecento cinquanta dispacci in un’ora, o il semaforo del nostro Pellegrino; oppure a leggere i vecchi processi per stregoneria esposti nel padiglione del Ministero degl’interni di Francia. Intanto dei maestri spiegano i nuovi metodi d’insegnamento, tutti gl’inventori di qualche cosa hanno il loro circolo di uditori, tutte le nuove macchinette sono in movimento, gli album colossali si aprono, le carte geografiche si spiegano, i mappamondi girano, mille strumenti suonano; da ogni parte c’è uno spettacolo, una scuola o una conferenza; l’Esposizione è diventata un enorme ateneo internazionale che ci dà per venti soldi tutto lo scibile umano.
      Quella che attira più gente, a tutte le ore, è l’esposizione delle belle arti. Ma a me manca quasi il coraggio d’entrarvi.


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Ricordi di Parigi
di Edmondo De Amicis
Treves Milano
1879 pagine 192

   





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