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      Restano perņ intatti i grandi sotterranei che servivan di scuderie al tempo di Carlo V, e che possono contenere ancora parecchie migliaia di cavalli: il custode mi fece affacciare a un finestrino, dal quale vidi un abisso che mi diede un'idea della loro vastitą. Poi salimmo per una serie di scale malferme in una delle quattro torri; il custode aperse colle tanaglie e col martello una finestra inchiodata, e mi disse coll'aria di chi annunzia una meraviglia:-Mire Usted!-
      Č un panorama immenso. La cittą di Toledo si vede a volo d'uccello, strada per strada, casa per casa, come se ne vedrebbe la pianta stesa sovra una tavola; qui la Cattedrale che s'alza sulla cittą come[278] uno smisurato castello, e fa parer piccini come casette da giocattolo tutti gli edifizi circostanti; lą la terrazza coronata di statue di San Giovanni dei Re; in un altro punto le torri merlate della porta nuova; il circo dei tori; il Tago che scorre ai piedi della cittą in mezzo a due sponde rocciose; di lą dal fiume, accanto al ponte di Alcantara, sur una rupe scoscesa, le rovine dell'antico castello di San Servando; pił oltre una verde pianura, e di lą roccie e colli e monti a perdita d'occhio, e su, un cielo purissimo, e il sole cadente che indora la sommitą dei vecchi edifizii e fa scintillare il fiume come una immensa fascia d'argento.
      Mentre io contemplavo quel magico spettacolo, il custode, che aveva letto la storia di Toledo e lo voleva far sapere, mi raccontava ogni sorta di storielle, con quel fare tra poetico e faceto, che č proprio degli Spagnuoli del mezzogiorno.


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Spagna
di Edmondo De Amicis
Barbera Firenze
1873 pagine 422

   





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