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      Nel mezzo c'erano tre guardie municipali, dietro alle guardie, due uomini che portavano una barella. I ragazzi accorsero da ogni parte. La folla s'avanzava verso di noi. Sulla barella c'era disteso un uomo, bianco come un cadavere, con la testa ripiegata sopra una spalla, coi capelli arruffati e insanguinati, che perdeva sangue dalla bocca e dalle orecchie; e accanto alla barella camminava una donna con un bimbo in braccio che pareva pazza e gridava di tratto in tratto: - È morto! È morto! È morto! - Dietro alla donna veniva un ragazzo, che aveva la cartella sotto il braccio, e singhiozzava. - Cos'è stato? - domandò mio padre. Un vicino rispose che era un muratore, caduto da un quarto piano, mentre lavorava. I portatori della barella si soffermarono un momento. Molti torsero il viso inorriditi. Vidi la maestrina della penna rossa che sorreggeva la mia maestra di prima superiore quasi svenuta. Nello stesso tempo mi sentii urtare nel gomito: era il muratorino, pallido, che tremava da capo a piedi. Egli pensava a suo padre, certo. Anch'io ci pensai. Io sto con l'animo in pace, almeno, quando sono a scuola, io so che mio padre è a casa, seduto a tavolino, lontano da ogni pericolo; ma quanti miei compagni pensano che i loro padri lavorano sopra un ponte altissimo o vicino alle ruote d'una macchina, e che un gesto, un passo falso può costar loro la vita! Sono come tanti figliuoli di soldati, che abbiano i loro padri in battaglia. Il muratorino guardava, guardava, e tremava sempre più forte, e mio padre se n'accorse e gli disse: - Vattene a casa, ragazzo, va subito da tuo padre, che lo troverai sano e tranquillo; va'! - Il muratorino se n'andò voltandosi indietro a ogni passo.


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Cuore
di Edmondo De Amicis
pagine 303