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      È più alta di me. Piangeva e teneva suo padre stretto al collo con tutt'e due le braccia.
      Suo padre si svincolò, e si mise a guardarla da capo a piedi, coi lucciconi agli occhi, ansando come se avesse fatto una gran corsa; e sclamò: - Ah! com'è cresciuta! come s'è fatta bella! Oh la mia cara, la mia povera Gigia! La mia povera mutina! È lei, signora, la maestra? Le dica un po' che mi faccia pure i suoi segni, che qualche cosa capirò, e poi imparerò a poco a poco. Le dica che mi faccia capire qualche cosa, coi gesti.
      La maestra sorrise e disse a bassa voce alla ragazza: - Chi è quest'uomo che t'è venuto a trovare?
      E la ragazza, con una voce grossa, strana, stuonata come quella d'un selvaggio che parlasse per la prima volta la nostra lingua, ma pronunciando chiaro, e sorridendo, rispose: - È mi-o pa-dre.
      Il giardiniere diede un passo indietro e gridò come un matto: - Parla! Ma è possibile! Ma è possibile! Parla? Ma tu parli, bambina mia, parli? dimmi un poco: parli? - E di nuovo l'abbracciò e la baciò sulla fronte tre volte. - Ma non è coi gesti che parlano, signora maestra, non è con le dita, così? Ma cosa è questo?
      - No, signor Voggi, - rispose la maestra, - non è coi gesti. Quello era il metodo antico. Qui s'insegna col metodo nuovo, col metodo orale. Come non lo sapevate?
      - Ma io non sapevo niente! - rispose il giardiniere, trasecolato. - Tre anni che son fuori! O me l'avranno scritto e non l'ho capito. Sono una testa di legno, io. O figliuola mia, tu mi capisci, dunque? Senti la mia voce?


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Cuore
di Edmondo De Amicis
pagine 303

   





Gigia Voggi