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      Conosceva le sue bizzarrie, le sue eccentricità che gli avevano fatta una reputazione di mattoide nei cenacoli artistici; ma non lo sapeva ancora così strano, così inafferrabile, come ora gli si rivelava non solo alla conversazione, ma financo all'aspetto. Nondimeno, si rimise al lavoro, e dette ancora alcuni tocchi; poi, ad un tratto, strappò il cartone e lo buttò da canto.
      - Cominciamo daccapo.
      Era proprio impossibile ch'egli afferrasse quella fisonomia? Il Natali ci si arrabbiava. A corto di risorse, egli mise in opera un espediente disperato per uno come lui, avvezzo a non poter lavorare se non nel più assoluto silenzio.
      - Parla, - disse all'Albani, - racconta qualche cosa!
      - Di che cosa vuoi parlare? d'arte?
      L'Albani sviluppava le sue teorie, citava degli esempii, dava dei consigli: ma nulla, nei suoi lineamenti, tradiva una qualunque attività cerebrale; si sarebbe detto uno scolaro sonnacchioso in atto di ripetere la sua lezione. Il pittore si era messo a contraddire tutto quello ch'egli diceva, ad irritarlo, a provocarlo, nella speranza che l'ardore della discussione mettesse almeno una scintilla in quello sguardo. L'Albani non si dava per vinto, teneva testa alle opposizioni, agli scherzi, ai sarcasmi dell'amico, ma il suo sguardo restava freddo come la sua voce lenta, monotona, a momenti irritante.
      Anastasio Natali non seppe più contenersi.
      - Insomma, o sono imbecillito io, o sei tu che hai l'aria d'uno scemo.
      Come un velo d'ombra passò sul viso del maestro Albani. Il pittore alzò gli occhi al lucernario: era una nube che aveva oscurato il sole?


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Documenti umani
di Federico De Roberto
Treves Milano
1888 pagine 229

   





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