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      Io voleva una sintesi provvisoria, per darmi il piacere di decomporla e procedere analiticamente e riuscire poi ad una composizione definitiva. La mia sintesi provvisoria era il discorso di cui davo una spiegazione intuitiva, esponendone le parti in un gran quadro sinottico. Poi, biasimando quel rilegare in ultimo l'ortoepia e l'ortografia, io cominciavo dalle sillabe e dalle parole, in quanto sono pronunziate e scritte, salvo l'interpunzione, ch'era l'ultimo capitolo della mia grammatica. Indi le parole erano analizzate secondo il loro contenuto, sostanze, accidenti, modificazioni, alterazioni, e parecchie cose nuove mi uscivano dette intorno agli articoli, a' pronomi, agli avverbi, alle preposizioni, alle congiunzioni. Mi ricordo di un quadro, nel quale andavo significando tutti i movimenti intellettuali e materiali, e vi sottordinavo tutte le preposizioni, che parve cosa nuova e mirabile. L'ellissi rappresentava una gran parte in queste analisi, e cosí spiegai tutte le interiezioni, non dimenticando mai di ricomporre e dare il significato vivo della parola, dopo di averla decomposta e trovato il suo senso logico. Quando questo lavoro anatomico era compiuto, compariva in ultimo il verbo, come il principio della vita o del moto, che metteva in azione tutto quell'organismo. Inselvato in quel ginepraio di tempi, di modi e di verbi irregolari, aguzzando l'ingegno in ridur tutto a regola e a logica, uscivo tutto affannoso alla riva, e ritrovavo la sintassi. E qui le stesse pretensioni.


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La Giovinezza
Frammento autobiografico
di Francesco De Sanctis
pagine 249