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      Dare notizia di un'epoca, di un avvenimento, non può esser mai fine di un'opera d'arte. La notizia ci sarà, come ci sarà un concetto filosofico, un insegnamento morale, senza che perciò l'arte sia storia, o filosofia, o morale, un semplice mezzo o istrumento, un bel vestito. L'arte, come la guerra, la filosofia, la politica, ha dei resultati, che l'oltrepassano, come riformare i costumi, purgare le passioni e simili: risultati a lei inessenziali, e che non hanno nulla a fare col suo fine proprio. Può l'artista fare un capolavoro, ancorché la storia vi sia adulterata, e poco rispettata la morale: potete anche biasimarlo, per la sua ignoranza di cose storiche o filosofiche, o per la licenza dei suoi costumi, ma onorerete sempre il grande artista.
      Ponendo Manzoni a base dell'arte il reale storico e naturale, gli si è fatta incontro una grande difficoltà:--E l'ideale, cosa ne faremo noi?--.Poteva rispondere:--Tanto peggio per l'ideale--. Risposta che è la conseguenza logica del suo sistema. Ma no, arte senza ideale gli par cosa assurda e cerca trarsi d'impaccio, e salvar capra e cavoli, voglio dire il suo reale e l'ideale. E innanzi tutto cos'è l'ideale?
      A quel modo che Manzoni confonde il reale artistico col reale positivo o storico, ci è pur confusione nel suo concetto dell'ideale. Il suo ideale è un mondo fuori del suo reale positivo, un mondo religioso e morale di tutta perfezione, a cui non risponde il suo reale storico. Natura e storia sono oggetti inadeguati a quel suo mondo ideale.


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La letteratura italiana nel secolo XIX
(Volume Primo) Alessandro Manzoni
di Francesco De Sanctis
pagine 420

   





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