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      Goethe, che il primo comprese codesto, dice: «Il poeta deve vivere nel regno delle ombre», e sapete qual regno ha egli creato, in cui la realtà è spezzata, le forme sciolte, tutto è ricomposto secondo il pensiero: il Faust, opera che parrebbe miracolosa senza quella disposizione nazionale. Quando avete i fantasmi e il sentimento di essi, si dà loro grande importanza: in tal caso si comprende che sorgano grandi poeti e grandi filosofi, quelli abitanti il regno delle ombre, questi il regno delle essenze; perché pensando, meditando, astraendo, si forma quello che dicesi la forza, la virtù speculativa. Non so se sia riuscito a spiegarvi le delicate gradazioni dell'intimità; passo alla «malinconia». Noi ci formiamo un'idea della malinconia come dell'ideale. La crediamo una certa tristezza dolce, soave, nata da qualche cagione esteriore od interna; ma questo è un senso grossolano di quella parola, è il fenomeno fisiologico. Pel tedesco la malinconia è condizione dell'ideale, dell'intimità. È la forza di raccogliersi, di concentrarsi in sé, che dà aria di uomo ritirato, da frate, perché nel Medio Evo i frati erano ascetici e mistici. L'«umore». Noi Italiani non lo conosciamo, i Francesi lo hanno qualche volta, come può concepirlo un Francese, un giuoco di spirito, un pétillement. L'umore tedesco è profondo. Quando l'uomo concentrato in sé vede la natura schiudersi, la superficie aprirsi, uscirne come onde sonore, come una musica, vede il fantastico apparirgli, e ci crede, ne ha i


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La letteratura italiana nel secolo XIX
(Volume Primo) Alessandro Manzoni
di Francesco De Sanctis
pagine 420

   





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