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      Tra questo cirro e l’ascella fogliare trovasi poi la solita gemma vegetativa, e addossata a questa dalla parte interna ossia nel preciso punto ascellare scorgesi la squama carnosa in questione (la quale, a nostro parere, equivale morfologicamente a una brattea di pedicello florale non sviluppatosi).
      È questo un corpo tra linguiforme e cordiforme, crasso, carnoso, ottusetto all’apice, lungo 4 millimetri, largo alla base circa 3 millimetri, qualche volta di dimensioni alquanto maggiori, di color giallo verdastro. È forse il più bell’esempio di nettario metamorfico composto, comparabile ai brachiblasti di Dolichos. Quantunque evidentemente un filloma, ha perduto totalmente la funzione originaria, più non esercitando che la funzione nettarifera. E infatti sulla pagina sua superiore (morfologicamente inferiore) porta da 2 a 5 nettarii, grossissimi, di squisita fattura. Ciascuno di essi è costituito da un notevole infossamento del tessuto, avente figura recisissima o circolare od ellittica. Il fondo delle foveole, perfettamente complanato, è occupato tutto da un tessuto secernente. La durata della secrezione di quest’organo è diuturna in grado estremo, ancora maggiore di qualche poco a quella delle rispettive foglie. Comincia a manifestarsi nelle stesse sommità vegetative, estinguendosi all’ascella delle foglie tuttaffatto vecchie. Per virtù massimamente di questi nettarii, i quali secernono grande copia di liquido zuccherino, adjuvando anche il non piccolo numero di nettarii ipofilli, questa specie è costantemente occupata e protetta da una quantità straordinaria di formiche, in numero non minore di 3 o 4 per ogni nodo.


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Memorie di biologia vegetale
di Federico Delfino
pagine 607

   





Dolichos