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      [229] Favelleremo adunque noi nell’altrui linguaggio qualora ci farà mestiero di essere intesi per alcuna nostra necessità, ma nella comune usanza favelleremo pure nel nostro, etiandio men buono, più tosto che nell’altrui migliore, perciò che più acconciamente favellerà un Lombardo nella sua lingua, quale s’è la più difforme, che egli non parlerà toscano o d’altro linguaggio, pure perciò che egli non arà mai per le mani, per molto che egli si affatichi, sì bene i propri e particolari vocaboli come abbiamo noi Toscani. [230] E se pure alcuno vorrà aver risguardo a coloro co’ quali favellerà e perciò astenersi da’ vocaboli singolari, de’ quali io ti ragionava, et in luogo di quelli usare i generali e comuni, i costui ragionamenti saranno perciò di molto minor piacevolezza. [231] Dèe oltre a ciò ciascun gentiluomo fuggir di dire le parole meno che oneste: e la onestà de’ vocaboli consiste o nel suono e nella voce loro o nel loro significato, con ciò sia cosa che alcuni nomi venghino a dire cosa onesta e non di meno si sente risonare nella voce istessa alcuna disonestà, sì come rinculare (la qual parola, ciò non ostante, si usa tuttodì da ciascuno); ma se alcuno, o uomo o femina, dicesse per simil modo et a quel medesimo ragguaglio il farsi innanzi che si dice il farsi indrieto, allora apparirebbe la disonestà di cotal parola, ma il nostro gusto per la usanza sente quasi il vino di questa voce e non la muffa.
      [232] Le mani alzò con amendue le fiche,
      disse il nostro Dante, ma non ardiscono di così dire le nostre donne, anzi, per ischifare quella parola sospetta, dicon più tosto le castagne, come che pure alcune, poco accorte, nominino assai spesso disavedutamente quello che se altri nominasse loro in pruova elle arrossirebbono, facendo mentione per via di bestemmia di quello onde elle sono femine.


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Galateo overo De' costumi
di Giovanni della Casa
pagine 75

   





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