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      alle forze del bevitore, vogliono che ciò si faccia per una cotal pruova della nostra fermezza e per avezzarci a resistere alle forti tentationi e a vincerle: ciò non ostante a me pare il contrario et istimo che le loro ragioni sieno assai frivole. [314] E troviamo che gli uomini letterati per pompa di loro parlare fanno bene spesso che il torto vince e che la ragion perde, sì che non diamo loro fede in questo: et anco potrebbe essere che eglino in ciò volessino scusare e ricoprire il peccato della loro terra corrotta di questo vitio, con ciò sia che il riprenderla parea forse pericoloso e temeano non per aventura avenisse loro quello che era avenuto al medesimo Socrate per lo suo soverchio andare biasimando ciascuno. [315] Perciò che per invidia gli furono apposti molti articoli di eresia et altri villani peccati, onde fu condannato nella persona, come che falsamente, ché di vero fu buono e catolico secondo la loro falsa idolatria; ma certo perché egli beesse cotanto vino quella notte nessuna lode meritò, perciò che più ne arebbe bevuto o tenuto un tino! E se niuna noia non gli fece, ciò fu più tosto virtù di robusto cielabro, che continenza di costumato uomo. [316] E che che si dichino le antiche croniche sopra ciò, io ringratio Dio che, con molte altre pestilenze che ci sono venute d’oltra monti, non è fino a qui pervenuta a noi questa pessima, di prender non solamente in giuoco, ma etiandio in pregio lo inebriarsi. Né crederò io mai che la temperanza si debba apprendere da sì fatto maestro quale è il vino e l’ebrezza.


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Galateo overo De' costumi
di Giovanni della Casa
pagine 75

   





Socrate Dio