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      CAPO XII.
      L’infante Pietro, e alla di lui partenza Ruggiero Paruta, e Battista Platamone.
      Continovano i due mentovati cronisti a cadere negli stessi sbagli cronologici, fissando il ritorno del serenissimo infante Pietro nell’anno 1436, e la di lui partenza nell’anno seguente 1437, in cui rapportano l’elezione per vicerè de’ due Paruta, e Platamone (175). Se non ci mancassero i registri degli anni 1435-1436 così della regia cancelleria, come dell’uffizio del protonotaro, ci sarebbe agevole coll’aiuto delle cedole o de’ diplomi il mostrare il loro errore, ma essendone privi, siccome si è di sopra divisato, lo paleseremo in altra guisa, valendoci della testimonianza di Bartolommeo Fazio, e del giornalista di Napoli, che furono autori contemporanei, di Giovanni Stella, e dello stesso Surita accuratissimi scrittori degli annali genovesi, e aragonesi.
      Seguendo le tracce de’ suddetti storici, il ritorno dell’infante Pietro in Sicilia, la sua nuova partenza per tentare la conquista di Napoli, o per andare a prendere il re Alfonso in Genova, e l’elezione per Vicerè suoi sostituti del Paruta, e del Platamone accaddero prima che spirasse l’anno 1435. Por averne chiare le prove fa di mestieri che noi brevemente accenniamo i fatti allora successi, dalle note cronologiche de’ quali risulterà la verità di quanto abbiamo asserito.
      La famosa disfatta dell’armata aragonese, nella quale restarono prigioni il re Alfonso, i due suoi fratelli, e il fiore della nobiltà spagnuola, siciliana, e napolitana, accadde a’ 5 di agosto 1435 (176). Lo stesso giorno, e sopravenendo la notte l’infante Pietro si salvò ad Ischia (177), d’onde dovè tosto partire per ricoverarsi in Sicilia; imperciocchè raccontando il giornalista napolitano, che di là a doi dì andò l’armata genovese verso Ischia con disegno di pigliarla (178), nè potendovisi egli sostenere, nè avendo seco che due galee, fu [59] certamente costretto, se mai vi si era fermato, il che non sappiamo, ad abbandonare quell’isola, e rifuggirsi in Messina; ma noi sospettiamo che la stessa notte de’ 5 agosto, fatte in Ischia le provigioni da bocca per il viaggio, e dando gli ordini a quel castellano che difendesse alla meglio quel castello, fece vela e si mosse verso la detta città. Ciò posto, come costa da’ mentovati storici, ne segue certamente che questo principe fuggitivo, dandogli anche giorni cinque per questo viaggio, dovette arrivare presso di noi intorno a’ 10 dello stesso mese di agosto 1435. È dunque sbagliato il calcolo cronologico dell’Amico, e dell’Auria, quando fissano il ritorno di questo fratello del re l’anno 1436.


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



Appendice - Indici - Note




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