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      E giacchè è caduto il discorso di monete, non dobbiamo trascurare di avvertire, che intorno al prezzo di quelle ch’erano in commercio, vi fosse stata in Sicilia qualche variazione; e che non avessero un valore fisso i reali d’oro, gli alfonsini, i docati veneziani, e i docati di camera, per il cui diverso prezzo nel trafficare il denaro, e nel ricambiare le derrate, nasceano allo spesso degl’inconvenienti. Volendo il nuovo vicerè darvi un opportuno riparo, con un dispaccio indiritto a tutte le università del regno stabilì il determinato valore delle medesime, e volle (482), che in avvenire il reale d’oro non valesse più di ventiquattro carlini, l’alfonsino 33 carlini, il ducato veneziano 32 carlini, e il ducato di camera 21 carlino, e 7 grana tutti in piccioli, sotto la pena a’ contravventori [116] di tre mila reali, da applicarsene tre parti al regio fisco, e la quarta a profitto del denunziante. Questo dispaccio è dato in Palermo a’ 6 di aprile dello stesso anno 1480, e fu promulgato nella stessa città due giorni dopo, cioè agli 8, come si avverte nello stesso registro.
      Temeansi ad ogni momento le armi di Maometto II. sempre gloriose in questo tempo, e si sospettava che non venissero un giorno, o l’altro ad invadere il nostro regno. Il vicerè avea presenti questi pericoli, e non lasciava di pensare alla difesa del medesimo; bisognava però prima pacificare i Siciliani cogli altri nemici. Oltre i Tunisini, dei quali abbiamo or ora parlato, molestavano i nostri mari i Genovesi.


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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