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      Furono lunga pezza incerti i cavalieri, se dovessero ritornare. Altri temeano di potere essere incolpati come fautori della tumultuazione, subitochè, partito il Moncada, si restituivano alla patria; altri diceano che appartenea al senato il sedare il popolo sollevato, e ch’eglino non doveano imbarazzarsi in un affare così critico. Ma il coraggioso Pietro Cardona conte di Golisano disse francamente, che trovandosi in iscompiglio la città di Palermo, ed essendo eglino implorati per soccorrerla, non era cosa giusta lo abbandonarla nelle mani di una plebe facinorosa, e disperata, e che il servigio del re cercava ch’eglino accorressero per salvarla. Fu seguito questo saggio consiglio, che si trovò di essere stato il migliore; giacchè al loro arrivo tornò la serenità in Palermo, i sediziosi furono posti a dovere, le leggi ripresero la loro forza, e i magistrati amministrarono con sicurezza la giustizia (678).
      Quietata la città, fu creduto necessario di certificare la corte di quanto era accaduto in Palermo, e in tutta la Sicilia, trattane la sola Messina co’ suoi casali, e di farla consapevole, come per opera della nobiltà si erano sopiti i moti popolari. Fu perciò spedito al re Carlo Antonello del Campo. Siccome però nell’anarchìa, in cui allora era il regno, bisognava darle un capo, che interinamente lo reggesse, si determinarono quei nobili palermitani, col consenso del popolo di scegliere Simone Ventimiglia marchese di Geraci, e Matteo Santapau marchese di Licodìa, i quali governassero coll’autorità di presidenti del regno, fino che il re avesse altramente disposto.


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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