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      Dopo la suddetta esecuzione contro alcuni dei congiurati si manifestò in Messina una micidiale pestilenza, la quale di poi si dilatò, ed afflisse molte città, e terre del regno; e fu così ostinata, passando da un luogo ad un altro, che durò presso a sette anni, non essendosene la Sicilia liberata, che l’anno 1530 (735). Il Pignatelli perciò, non tenendosi sicuro in quella città, andossene ad abitare in Milazzo, dove questo male non era penetrato. Ivi dunque giunse da Napoli il conte di Cammarata, il quale sulle prime negò di essere entrato nella congiura, e solo si accusò reo di aver fatto assassinare Francesco Impitone tesoriero del re, perchè costui gli avea fatte delle stiracchiature intorno all’uffizio di maestro portulano, che esso conte esercitava; ma poi convinto dai compagni, e costretto dai tormenti confessò il delitto, e agli 11 di luglio dello stesso anno 1523 ebbe mozzato il capo nella piazza di quella città, [166] e nello stesso giorno furono impiccati il tesoriero Vincenzo Leofante, e Francesco Imperatore, i cadaveri dei quali furono indi squartati. Il signore di Cefalà, perchè era di un parlar vario, nè trovavasi ancor convinto, non subì per allora la dovuta pena; ma di poi ai 18 dello stesso mese fu decapitato nella città di Patti (736). Furono i loro beni acquistati al fisco (737), e così fu estinta questa pericolosa congiura (738).
      Ci è piacciuto, per non rompere il filo di questo racconto, di rapportarlo per disteso, senza accennare altri incidenti, che durante questa cospirazione accaddero.


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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