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      La Sicilia era più che ogni altro regno esposta alle di lui incursioni, e il Gonzaga, cui era stata data in custodia, si occupò interamente a metterla in istato di difesa. Siccome però mancava il denaro, così fu costretto ad intimare per i 19 di febbraro un altro parlamento. Fu questa adunanza convocata in Palermo, e nel regio castello, dove allora abitavano i vicerè.
      I motivi di questa convocazione furono esposti nell’apertura del parlamento da questo cavaliere, il quale perciò richiese, che per salvare il regno dalle temute invasioni non solamente era necessario il solito donativo dei 300 mila fiorini, ma era d’uopo ancora che si prorogasse il pagamento dei cento mila fiorini per le fortificazioni, le quali, perchè si erano consumati i primi cento mila, non si erano potute compire, e che si arrollassero delle truppe necessarie alla difesa dell’isola. Comunque il regno fosse esausto, conobbero non ostante i parlamentarî, che trattandosi della propria conservazione, bisognava fare ogni sforzo per allontanare i pericoli, dei quali temeano; e perciò offrirono li soliti trecento mila fiorini, si contentarono che si imponessero altri cento mila per perfezionare le piazze, da pagarsi nello spazio di sei anni, e per conto delle truppe si tassarono di pagare nello spazio di sei mesi sessanta mila scudi per tenere tre mila fanti, promettendo di accrescerli ad otto mila, qualora si presentisse la vicina invasione dei Turchi (842). Essendo questo un parlamento ordinario, fu fatta anche al vicerè la solita offerta dei [185] cinque mila fiorini.


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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