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      Si trattenne in Spagna il Toledo fino al mese di maggio 1567, e nei primi di giugno di questo anno ricomparve in Sicilia, e riprese le redini del governo, non già per dimorarvi molto tempo, ma per celebrarvi il parlamento, e forse per riprendere il suo equipaggio, e la sua famiglia, giacchè, come diremo, in capo a pochi giorni se ne partì per non ritornarvi mai più.
      Questo era il parlamento ordinario, giacchè erano già scorsi i tre anni da che in Messina l’anno 1564 s’era tenuto l’altro simile parlamento. Ne fu fatta l’apertura agli 8 dello stesso mese, nella quale richiese il vicerè il solito donativo, e rappresentò ai parlamentarî le spese ingenti, che il re fatte avea per la conservazione del regno. Gli ordini dello stato fatte le solite sessioni ai 15 dello stesso mese diedero la loro risposta, ed oltre la consueta offerta di trecento mila fiorini, prorogarono ad altri anni sei il donativo di trentanove mila scudi all’anno per il mantenimento delle sei galee aggiunte alle dieci, che prima componevano la flottiglia siciliana (1000). Fu altresì prorogata la imposizione per tre anni dei cento mila fiorini per le fortificazioni, e dei quarantotto mila per la conservazione dei ponti, e finalmente fu offerto un altro donativo di ventimila scudi da pagarsi in tre anni per riattare i regî palagi, e fu fatto al vicerè il solito regalo di cinque mila fiorini (1001).
      Celebrato questo parlamento si affrettò il vicerè a partire coll’armata, ch’era sotto i suoi ordini, per eseguire i comandi del re di Spagna.


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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