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      Perdette il nostro regno in questo cavaliere il più saggio, e il più prudente governante, il quale per la sua gran perizia, e facilità nella spedizione degli affari politici, per l’amore della giustizia moderato dalla prudenza e per aver sempre tenuti, come abbiamo detto, lontani dai suoi fianchi gli adulatori, e i cortegiani, resse così bene la Sicilia nel breve tempo che vi dimorò, e nelle critiche circostanze, nelle quali si trovò, che partendo lasciò ogni ordine col desiderio di sè stesso. Siccome si trattenne quasi sempre in Palermo, curò che si terminassero le opere intraprese, e non ancor compiute dal senato. Fu in fatti perfezionato nel suo governo quel braccio di mare a Porta Felice, che nomasi la Garita, la di cui fabbrica si era cominciata poco prima del suo arrivo, che oggi è un piccolo, e comodo porto per le barche minori. Fu anche portato a fine il molo grande intrapreso sotto il viceregnato del Toledo, e fuvvi eretta la torre, dove sta la lanterna, che addita la notte il cammino a’ naviganti, e attorno ad essa un forte guarnito di cannoni per difendere la entrata nel porto. Al tempo di questo vicerè l’edifizio innalzato dirimpetto la piazza della Marina, che sotto Marco Antonio Colonna fu fatto [262] per la dogana, ebbe un altro destino, e fu stabilito che le stanze superiori servissero per i tribunali di giustizia, e le inferiori per le carceri pubbliche; essendosi così liberato il castello dall’affluenza dei cittadini, che andavano continuamente ad agitare le cause, e dalla quantità dei carcerati, che era pericolosa in una piazza d’armi.


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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