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      Le prime cure adunque di questo vicerè si rivolsero a cercare da per tutto i frumenti, e non trascurò di farli perfino venire dal settentrione, facendoli pagare a qualunque eccessivo prezzo, purchè si avessero. È fama che la città di Messina, dove maggiore era il consumo per le galee, che spesso vi arrivavano, abbia sofferto l’interesse di mezzo milione per liberarsi dalla fame. In Palermo parimente, dove da’ convicini luoghi arrivavano a storme i meschini a chieder pane, si soffriva la stessa carestia, e fu d’uopo fra gli altri regolamenti di stabilire una data quantità di pane ad ogni individuo, vietandosene la libera compra. Il vicerè dunque a’ 14 di gennaro 1607 ordinò con suo bando che in avvenire il pane si dispensasse a polizze, assegnandone a ciaschedona persona la porzione, che valea soli sei grana, ch’era bastante per vivere quel giorno, e destinando per ogni quartiere uomini probi, ed accorti, i quali furono incaricati di dispensarlo (1275). Così si occorse in qualche modo a’ bisogni del regno, e la scarsezza dei grani non riuscì poi così funesta, come si temea.
      Un altro non meno grave male affliggea la Sicilia. Era qualche tempo che molti malandrini, fra’ quali vi era alcun nobile, truffavano il pubblico, tondendo le monete, e queste mancando di peso perdevano parte del loro intrinseco valore. Il marchese di Geraci, come abbiamo detto nel capo antecedente, avea cercato colla sua prammatica di darvi riparo; ma questa prammatica lungi dal togliere il male in quei calamitosi tempi, lo accrebbe; giacchè codesti ladri si animarono a vieppiù tosarne, e a portarle ne’ banchi, dove doveano cambiarsi con altre di giusto peso.


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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