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      Si facea frequentemente vedere per la città, ora assistendo al divino servizio nelle chiese, ed ora visitando le piazze, ed esaminando la qualità de’ viveri, che si vendeano a’ cittadini, e gastigando severamente coloro, che ne tenessero di cattiva condizione. Delle volte passeggiava sconosciuto per le strade a fine di udire se gli abitanti restassero contenti del suo governo. Visitava le carceri, e spediva con prestezza le cause di coloro, che erano dimenticati dagl’indolenti giudici, liberando gl’innocenti, e condannando i rei o all’esilio, o alle galee. Trovando in queste che molti condannati al remo si teneano tuttavia in quel gastigo, malgrado che fosse trascorso il tempo prescritto al loro delitto, ordinò che questi sventurati fossero tosto posti in libertà per ritornarsene alle loro case (1564).
      Nell’anarchìa, in cui per molto tempo si era trovata la capitale, le provvide cure date dal Trivulzio, e l’ordine principalmente, con cui si esercitava la giustizia, rincresceano a coloro, che aveano in passato pescato nel torbido, ed esercitate impunemente molte scelleratezze. Non erano passati pochi mesi, ne’ quali si era goduta in Palermo una invidiabile quiete, che fuori di ogni espettazione certi membri putridi ritornarono a fermentare; ed avrebbono corrotta sicuramente tutta la massa, se l’occhiuto cardinale non vi avesse dato un pronto riparo. Francesco Vairo calabrese di onesti natali, uomo attempato, e che nelle passate tumultuazioni avea date sempre delle riprove del suo zelo a favore del governo, provveduto abbastanza di beni di fortuna con moglie, e figliuoli, non si sa il perchè, concepì il perfido disegno di migliorare la sua sorte, e immaginò che, se potea accadere di disfarsi del cardinale governante, e della nobiltà, era agevole di [346] stabilire nella capitale una repubblica, qualunque si fosse, democratica, olicarchiga, o aristocratica; nel qual caso si lusingava, come promotore, di dovere avere un luogo distinto nel nuovo governo.


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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