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      Per iscusar poi sè stessi, dissero, che si erano infinti di entrare nella congiura per potere più agevolmente troncare il capo al Milano, ed apportarlo in dono al cardinale per attestato della loro fedeltà (1572): scusa mendicata, che fu loro fatta buona per i lumi, che dati aveano.
      L’affare era assai serio, nè dava luogo ad indugio veruno, rimanendo poche ore a scoppiare la rivoluzione. Negli estremi casi fa di bisogno di adoprare violente, e sollecite risoluzioni. Il cardinale, che volea nelle mani il Milano, non solo ordinò ai ministri la presura del medesimo, ma sul fatto fe bandire nei luoghi consueti la di lui testa, promettendo un premio di mille scudi a chi lo avesse consegnato vivo, e di cinquecento a chi, non potendolo imprigionare, lo avesse ucciso. Questo farmaco, grato ai cuori avidi di denaro, produsse il desiato effetto; molti si animarono ad andare in traccia del bandito. Fu però più sollecito degli altri il portiere di camera Francesco Perdico, che abbiamo altre volte rammentato, il quale unitosi ad un suo fratello, e ad un suo cugino, uomini del pari coraggiosi, andossene alla piazza del Carmine, e vi si appiattò, aspettando l’arrivo del Milano. Non passò guari, che comparve un uomo ammantato, ed eglino, sospettando che fosse la desiata preda, se gli avvicinarono [351] con due pistole, e siccome questi fuggiva, il fratello, e il cugino l’inseguirono. Il Milano vedendosi alle strette cominciò a gridare, ma sopraggiunto il portiere con un colpo di pistola in una spalla gli soffogò la voce, e turandogli la bocca, e legandolo, per vie segrete lo condusse al regio palagio, e lo presentò al Trivulzio.


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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