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      L’affare era assai delicato; un comando imperioso, o una insinuazione debole poteano del pari essere dannosi. Ne fu perciò incaricato Stefano Reggio, che era allora senatore, e amato dal popolo. Questi chiamò i capi degli artisti, ai quali fe presente il comando del cardinale, e fe rilevare il pericolo, a cui si esponevano, se si ostinavano a resistere. Fe anche ai medesimi riflettere che le loro famiglie sarebbono sicuramente tratte alla rovina, se eglino, continuando a consumare il tempo nella custodia dei forti della città, lasciavano di assistere alle loro botteghe, e di esercitare le loro arti, dalle quali unicamente potevano sperare di procacciarsi il pane. I consoli a questo avviso, sapendo bene lo stato delle cose, ben si accorsero che le circostanze si erano cambiate; e vieppiù vi si confermarono, da che seppero che Napoli si era di nuovo ridotta sotto il dominio degli Spagnuoli, e che l’armata del re era pronta, domata quella città, di andare dovunque il bisogno ricercava. Laonde risposero, ch’eglino siccome in passato, così ora ed in avvenire erano pronti ad ubbidire ai comandi del monarca. Il Reggio li lodò di questa loro prontezza, e li esortò di attirarvi i loro collegi, perchè il tutto si operasse col comune consentimento.
      Queste ottime disposizioni dei consoli animarono il cardinale a fare entrare con più sicurezza le soldatesche, che erano fuori le mura, in città, ed ammonire la nobiltà, che si cooperasse a promuovere questo progetto, che sarebbe stato la sorgente di una certa felicità. Fedeli i consoli radunarono le classi degli artisti nella chiesa di S. Niccolò, e persuasero i medesimi, che era giusto di ubbidire al reale comando.


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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