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      Già ogni cosa era pronta alla partenza, quando tutto in un tratto cambiò di avviso, e permise a’ comandanti genovesi, che ritornassero nella loro patria. Fu cagione di questo cambiamento una congiura scopertasi in Palermo, ch’egli estinse nel suo primo nascere. Tre regnicoli, cioè Francesco Ferrara della terra della Noara, di professione speziale, Saverio Romano della terra di Bivona, ch’era stato segretario del principe di Roccafiorita, ed allora vivea procurando da Roma brevi, e dispense pontificie, e Giovanni Insirillo messinese, ch’era maestro notaro del luogotenente delle fiscalìe, i quali aveano anche tratti molti altri al loro partito, ordirono questa trama. Doveano eglino in una data ora rompere le carceri, ed armare coloro, che stavano in prigione. Con questi, e co’ loro compagni voleano fare mano bassa sopra il vicerè, e la nobiltà; e impossessarsi, uccisi questi, della città, e del regno. Il Ferrara dovea essere allora il sovrano di Sicilia, gli altri occupar doveano le cariche principali. Questo folle pensiero, che forse non potea così di leggieri mettersi in effetto, fu scoperto dal duca della Verdura, cui fu confidato dalla moglie di un pittore, ch’era a parte di questa cospirazione. Questo cavaliere ebbe modo d’indurre il marito, previa la promessa di aver salva la vita, a palesarla al vicerè, il quale non era affatto all’oscuro, avendone prima avuto un confuso avviso da uno de’ carcerati; ma non vi avea prestata fede. Scopertisi per la confessione del pittore i pochi congiurati, furono imprigionati sotto varî pretesti, e compilato loro il processo, senza tanto strepito i tre principali furono la notte de’ 27 di giugno strozzati nelle carceri istesse, e nel dì seguente comparvero i loro cadaveri appesi per un piede ad una forca presso la vicarìa; gli altri meno rei furono gastigati (1926) coll’esilio (1927).


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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