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      Il re Vittorio all’incontro tenne una condotta affatto diversa. Pieno egli di rispetto, e di venerazione per il pontefice, non cercava che de’ mediatori presso S.S. perchè lo muovessero a qualche ragionevole accomodamento: dichiarandosi di cedere per il bene de’ suoi vassalli ad alcuni punti, purchè restassero illesi i diritti della sua corona, ai quali non potea punto rinunziare. Scrisse egli, appena coronato, una rispettosa lettera a Clemente XI dandogli conto della sua coronazione, ed aprendogli così l’adito ad un negoziato intorno alle contese, che da tanto tempo teneano divise le loro corti. Ma l’immobile pontefice non si mosse punto a questa lettera, e perfino ricusò di accettarla.
      Lusingandosi ciò non ostante questo re che in Roma si pensasse a terminare questa briga, si oppose sempre a’ consigli de’ suoi ministri, i quali gli suggerivano, che non erano da soffrirsi tanti monitorî, che piovevano, per così dire, alla giornata, e si promulgavano in Sicilia, e specialmente nelle due diocesi di Catania, e di Girgenti; e ch’era espediente per l’onore della corona di mettervi un’argine: dichiarando con un editto la nullità de’ medesimi, delle scomuniche, e degl’interdetti, e minacciando severi gastighi a coloro, che li osservassero, e non ubbidissero agli ordini sovrani. Non venne egli a dare questo passo, che a’ 7 di dicembre 1714, quando conobbe ad evidenza, che Roma abusava della sua condiscendenza, e che il male era arrivato a cotale eccesso, ch’era oramai tempo di frenarlo.


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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