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      Fa ciascheduno giustizia alla virtù di questo cavaliere, il quale accoppiando il valore militare alla prudenza, gareggiava co’ primi comandanti del secolo. Avea egli occupata la collina, in cui stava il convento de’ pp. Cappuccini, ed ivi, facendo fare delle larghe fossate, vi si era trincerato, munendo i suoi ripari all’interno di grossa artiglieria. Il conte di Mercy, sebbene fosse valorosissimo, non imitava nondimeno nè la prudenza del principe Eugenio suo maestro, nè quella del vicerè. Purchè eseguisse ogni suo disegno, poco curava il mandare al macello le sue truppe, dalle quali perciò era odiato. Non potendo adunque soffrire il Mercy, che lo esercito spagnuolo si fosse trincerato così bene, e che gli avesse chiuso ogni adito per portarsi a Messina, concepì l’ardimentosa impresa di attaccarlo dentro i suoi ripari, e di dargli battaglia. Levato adunque il campo dall’Oliveri a’ 17 di giugno per vie difficili, ed inospite attraversando aspri monti arrivò al Borgo, detto delle tre fontane, sotto Mongibello, dal quale osservò i trinceramenti degli Spagnuoli. Allora scendendo nella valle di Francavilla, andò coraggiosamente nel giorno 20 dello stesso mese ad assalire il nemico. Ne fu ricevuto come meritava: le artiglierie spagnuole macellavano le truppe imperiali, o le respingevano. Egli nondimeno, nulla curando il sagrifizio di tanti soldati, nè sgomentandosi dalle difficoltà che incontrava, incalzava lo assalto, e col suo esempio animava le milizie; ne fu però sempre propulsato da’ valorosi Spagnuoli, fino che sopravenuta la notte fu costretto a ritirarsi (2135).


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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