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      Ma non fu appena arrivato, che s’infermò con una pericolosa malattia, senza che la opera sua avesse potuto giovare al vicerè, il quale dopo di avere visitate tutte le fortificazioni, così di quella, che delle vicine città, lasciando il Vallis in Siracusa, si affrettò a venire alla capitale, dove si recò a’ 18 di gennaio 1728 (2208).
      Giunto il dì 20 di giugno destinato all’apertura del parlamento, e radunatisi nella sala del regio palagio gli ordini, ecclesiastico, militare, e demaniale, fu letta dal protonotaro del regno la dimanda che si facea loro dal vicerè a nome di S.M.C. Le ingenti spese del regio erario per il mantenimento delle truppe destinate a custodire il regno, e per le riparazioni delle fortificazioni, erano il motivo, per cui, oltre i donativi ordinarî, se ne chiedeva uno straordinario, che fosse libero al sovrano. Veramente il regno si ritrovava nelle più grandi angustie. Le guerre, di cui erano ancor fresche le piaghe, il flagello del terremoto, la mancanza del commercio, e il decadimento dell’agricoltura lo avevano ridotto ad una estrema povertà; nè sembrava che fosse in grado di accordare alcun altro sussidio al sovrano. Desiderosi nondimeno i parlamentarî di compiacerlo, malgrado le critiche circostanze, e lo stato deplorabile, in cui si trovava la Sicilia, si determinarono, oltre gli ordinarî donativi, di offerirgli altri quattrocento mila scudi, pregando lo augusto monarca a contentarsene in considerazione delle presenti calamità, e sul riflesso, ch’essendosi oramai resi troppo frequenti i soccorsi straordinarî, il regno trovavasi dissanguato, nè era in loro potere il fare maggiori sforzi (2209).


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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