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      Questa così saggia prammatica facea la guerra alle borse de’ frati, e de’ preti. Limitandosi le parature delle chiese, minorandosi i torchî, e le candele di cera attorno al feretro, e per tutto il recinto de’ tempî, si diminuiva la quarta funerale, ch’era loro dovuta. Proibendosi le numerose associazioni de’ capitoli, e de’ regolari, perdevano questi le candele di cera, che si davano loro, e veniva meno la paga per accompagnare il cadavere. Vietandosi il suono delle campane, o riducendosi a certi termini, cessava il profitto ch’eglino ne traggevano. Questi adunque, vedendosi mancare i proventi, si rivoltarono contro questa legge, e in particolare il capitolo del duomo, ed i parrochi della capitale, vedendosi con essa tarpate le ali agli acquisti, si congiurarono insieme, ed elessero il canonico Pietro Celestre, come loro procuratore, destinandolo alla corte di Napoli, per [556] ottenere dal re l’abolizione di una tale legge. Riuscì a questo ecclesiastico, dopo un anno di dibattimento, di ottenere dal pietoso sovrano parte di quel che chiesto avea, e nel seguente anno, mentre non era più presidente del regno il duca della Conquista, fu promulgato un nuovo bando, per cui restarono riformati quegli articoli della prammatica, che i preti, e i regolari pretesero, che fossero pregiudizievoli a’ loro diritti (2327). Alla nostra età, in cui si pensa con minori pregiudizî, si è dato riparo agli eccessivi diritti, che si esigevano ne’ mortorî, si sono abolite le associazioni, si sono riformate le pompe funebri, si è moderato il suono delle campane, e le famiglie si sono liberate dalle ingenti spese, che la moda, e la etichetta ricercavano a danno degli eredi.


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Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



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Pietro Celestre Napoli Conquista