Pagina (1453/1481)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Non gli era possibile di avvalersi delle milizie; queste, oltre di essere poche, trovavansi disarmate ed avvilite, erano divenute lo zimbello della plebe, e bisognava, che scorresse qualche tempo, prima che potessero riprendere la loro attività, e farsi rispettare dal popolo. Ma ciò, che rendea insussistente la elezione di governatore della sola città di Palermo, era la incertezza, in cui si era del luogo, dove il Fogliani fosse andato, incertezza, in cui egli stesso si trovò fino al momento, che si divise dal vicario generale Mr. Castiglia, cui disse, che non sapea dove portarsi, se in altro luogo della Sicilia, o in Napoli. Ora il lasciare il regno senza uno, che lo reggesse, era la risoluzione la più inconsiderata, che apportato avrebbe lo scompiglio per tutta la Sicilia.
      Fu dibattuto fra i ministri molto tempo, se si dovesse stare alla lettera della minuta, ovvero estendere l’autorità di questo governante per tutto il regno. Il consultore Diodato Targianni opinò, che si stendesse la cedola viceregia in questo secondo modo, per le ragioni anzidette, e dichiarò, che sarebbe stato egli risponsabile alla corte di questo accrescimento di potere, che si dava a monsignore, e così fu fatto. Risoluto questo affare, fu pensato, che per la quiete della città conveniva di accordare al rivoltato popolo il generale indulto. Preso dunque il possesso nelle solite forme dal detto prelato di governatore interino del regno di Sicilia, e incardinato ancora nella pretura il marchese di Sortino, fratello del defunto principe del Cassero, giusta la elezione fattane dal marchese Fogliani, fu lo stesso giorno pubblicato, ed affisso ne’ luoghi consueti il bando sottoscritto dallo stesso monsignore, e da tutto il sacro consiglio (2521), con cui si accordava il generale perdono a tutti gl’individui, che ne’ giorni antecedenti avessero caduto in eccessi, purchè deponessero le armi, e si ritirassero alle loro case ad esercitare i loro mestieri (2522). Siccome mancava la guardia al regio palagio, stante il disarmamento delle milizie, fu pensato di affidarne la custodia per allora a’ collegi degli artisti, che fino dallo arrivo dello augusto Carlo III l’anno 1735 erano stati riconosciuti come soldatesche regie, e perciò in ciascheduno giorno, fino che non subentrarono i militari allo esercizio del loro impiego, una compagnia di artigiani vi montava la guardia, il che fecero colla possibile decenza, e proprietà.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Storia cronologica dei vicerè luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia
di Giovanni Evangelista Di Biasi
Stamp. Oretea
1842 pagine 1481

   



Appendice - Indici - Note




Palermo Fogliani Sicilia Napoli Sicilia Diodato Targianni Sicilia Sortino Cassero Fogliani Carlo III