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      Egli era allora un giovine grande e forte, alto sei piedi, largo in proporzione, e con le gambe rotonde, ma col viso d’un fanciullo ingenuo, e certi riccioli biondi che gli davano l’aria d’un agnellino. Era vestito d’una giacca di tela e un paio di calzoni così stretti, che sarebbero stati benissimo soli senza le gambe di dentro; e non si poteva dire veramente che portasse un cappello, giacché aveva la testa coperta come una vecchia fabbrica, con qualche cosa di incatramato.
      Con Cam che portava me a cavalluccio e un nostro pacchetto sotto il braccio, e Peggotty che ne portava un altro, andammo girando per vicoli sparsi di trucioli e piccoli monticelli di sabbia e passammo a traverso officine di gas, viali di corde, cantieri di fabbricanti di barche, cantieri di artieri di bastimenti, cantieri di distruttori di bastimenti, cantieri di calafati, fabbriche d’ attrezzatori, fucine di fabbri, e una gran confusione d’altri stabilimenti simili, finché non arrivammo sulla triste pianura che avevo già veduta in distanza. Allora Cam mi disse:
      – Quella è casa nostra, signorino Davy. Guardai in tutte le direzioni, fin dove l’occhio arrivava, nella pianura, e lontano sul mare, e lontano sul fiume; ma senza vedere neppure un’ombra di casa. V’era, non molto lontano, un barcone nero o certa specie di battello vecchio, alto e asciutto sul suolo, con un tubo di ferro che sporgeva a guisa di camino, e fumava graziosissimamente; ma nient’altro era visibile che somigliasse a un’abitazione.
      – Non è quella – dissi – quella che sembra un bastimento?


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David Copperfield
di Charles Dickens
pagine 1261

   





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