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      Portandosi via quel suo paio di scarpe irreparabili, il signor Mell mi aveva lasciato solo; e io andai fino all’altro capo della stanza, osservando ogni cosa in giro. A un tratto m’imbattei in un pezzo di cartone, che giaceva su un tavolino, con su queste parole vergate in una bellissima scrittura:
      «Guardatevene. Morde».
      M’arrampicai immediatamente sul tavolino, con la paura di veder sbucare di sotto qualche cagnaccio. Ma, sebbene guardassi intorno in grande ansia, non ne vidi neppur l’ombra. Ero ancora occupato nella mia esplorazione, quando il signor Mell di ritorno mi domandò che cosa facessi.
      – Scusate, signore – dico – sto cercando il cane.
      – Il cane? – mi fa. – Che cane?
      – Non è un cane, forse, signore?
      – Che cosa dev’essere un cane?
      – Quello da cui bisogna guardarsi, quello che morde.
      – No, Copperfield – mi dice solennemente – non è un cane, è un ragazzo. Ho l’ordine,Copperfield, di mettere questo cartello sulla vostra schiena. Mi dispiace di cominciar così con voi; ma ho il dovere di farlo.
      Allora mi prese, e il cartello, fabbricato delicatamente a bella posta per me, mi fu legato sulle spalle, come uno zaino, e dovunque andavo, dopo, avevo la consolazione di portarmelo addosso.
      La sofferenza che mi diede quel cartello nessuno può immaginarla. Mi si vedesse o non mi si vedesse, mi figuravo sempre che qualcuno lo stesse leggendo. Voltarsi e non veder nessuno, non era un sollievo, perché in qualunque direzione volgessi le spalle, immaginavo ci fosse sempre qualcuno. L’uomo dalla gamba di legno aumentava crudelmente le mie sofferenze.


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David Copperfield
di Charles Dickens
pagine 1261

   





Mell Mell Copperfield Copperfield