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      Per la stessa ragione, che s’aggiungeva senza dubbio alla vecchia antipatia per lei, di rado mi si permetteva di visitare Peggotty. Fedele alla sua promessa, ella o veniva a vedermi o mi raggiungeva in qualche luogo vicino, una volta la settimana, e non mai a mani vuote; ma molte e amare erano le mie delusioni per non potere aver il permesso di andare a farle visita in casa sua. Alcune volte, però, a lunghi intervalli, mi fu concesso di andare; e allora scopersi che Barkis era avaro, o come Peggotty rispettosamente si esprimeva, un po’ «tirato», e che teneva un mucchio di denaro in una cassa sotto il letto, che egli diceva fosse unicamente piena di panni. In quel forziere, le sue ricchezze si nascondevano con così tenace modestia, che i più piccoli acconti ne venivano fuori solo dopo infiniti artifici; di modo che Peggotty doveva darsi alla lunga preparazione, d’un elaboratissimo progetto, a una vera «Congiura delle Polveri» per farsi dare le spese d’una settimana.
      A quel tempo, ero così convinto che tutte le speranze date di me se n’andavano in fumo, e che ero evidentemente abbandonato, che, senza i miei vecchi libri, sarei stato perfettamente infelice. Essi erano l’unico mio conforto; e li amavo per le gioie che mi davano, e li lessi e li rilessi non so più quante volte.
      M’avvicino ora a un periodo della mia vita, del quale non potrò mai perdere il ricordo, finché mi rammenterò di qualche cosa. Esso mi s’è levato spesso dinanzi come un fantasma, senza che lo evocassi, a gettare un’ombra triste su tempi più lieti.


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David Copperfield
di Charles Dickens
pagine 1261

   





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