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      – disse il calderaio, – Se li hai, dalli qua, prima che me li pigli.
      Certo glieli avrei dati, se non avessi incontrato lo sguardo della donna, la quale scotendo leggermente il capo, formava «No» con le labbra.
      – Io sono molto povero – dissi, tentando di sorridere – e non ho denaro.
      – Che dici? – disse il calderaio, guardandomi con occhi così aguzzi, che quasi temei mi vedesse il denaro in tasca.
      – Signore... – balbettai.
      – E come mai – disse il calderaio – porti la cravatta di seta di mio padre? Da’ qui. – E me la tolse in un momento, e la gettò alla donna.
      La donna scoppiò in una risata, come se pensasse che la cosa fosse uno scherzo, e me la ridiede, ripetendo di nuovo il cenno col capo, e, atteggiando le labbra alla parola «Vattene». Prima che potessi obbedire, però, il calderaio mi strappò di mano la cravatta con una violenza che mi scosse come una piuma, e mettendosela attorno al collo, si volse alla donna con una imprecazione e le diede un colpo tale che la fece stramazzare al suolo. Mi sembra ancora di vederla cadere all’indietro in mezzo alla strada, e rimanervi a giacere coi capelli tutti incipriati dalla polvere e il cappellino lontano. Quando, a una certa distanza, mi voltai, vidi lei seduta sull’argine, asciugarsi con un lembo dello scialle il sangue che le colava dalla faccia, e lui continuare la strada.
      Quell’avventura mi spaventò tanto che, poi, ogni volta che vedevo venirmi incontro qualcuno della stessa risma, tornavo indietro per trovare un nascondiglio, dove attendere che la persona si fosse allontanata; e questo avveniva così spesso, che andai innanzi con molta lentezza.


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David Copperfield
di Charles Dickens
pagine 1261