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      Non v’erano altre notizie nella lettera di Peggotty. Barkis era un buon marito, ella diceva, benché sempre un po’ tirato; ma tutti abbiamo i nostri difetti, e lei ne aveva tanti (io non ho mai saputo quali fossero). Il marito mi mandava i suoi ossequi, e la mia piccola camera da letto era sempre pronta per me. Il pescatore Peggotty stava bene, e Cam stava bene, e la signora Gummidge così così; e l’Emilietta non mi mandava i suoi saluti, ma aveva detto che Peggotty poteva mandarmeli, se le garbava.
      Tutte queste comunicazioni partecipai debitamente a mia zia, tacendo soltanto dell’Emilietta, per la quale sentivo istintivamente ch’ella non avrebbe mostrata molta simpatia. Mentre ero ancora principiante nella scuola del dottor Strong, ella fece parecchie corse a Canterbury per vedermi, e sempre in ore intempestive: con lo scopo, immagino, di cogliermi di sorpresa. Ma, trovandomi occupato a studiare, e ben classificato, e sentendo dir da tutti che progredivo molto, subito interruppe le sue visite. Io andavo fino a Dover a trovarla una o due volte al mese, il sabato sera, e stavo con lei tutta la domenica; e il signor Dick veniva a trovarmi ogni quindici giorni, di mercoledì, arrivando a mezzodì con la diligenza, per rimanere fino alla mattina dopo.
      In quelle occasioni, il signor Dick non viaggiava mai senza un grosso portafoglio di cuoio, che gli serviva da scrivania, e che conteneva una provvista di carta e il memoriale: a proposito del quale aveva l’idea che finalmente fosse necessario terminarlo, perché il tempo stringeva.


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David Copperfield
di Charles Dickens
pagine 1261

   





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