Pagina (520/1261)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Ahi, il ricordo di quell’indimenticabile sguardo di Agnese – la tortura di non poter comunicar con lei, non sapendo, bestia che non ero altro, com’ella si trovasse a Londra, e dove dimorasse! Ah, il disgusto che mi dava la sola vista della stanza del bagordo – la testa che mi faceva male – l’odore del fumo, lo spettacolo dei bicchieri, l’impossibilità di uscire o anche di levarmi! Oh, che giornata che fu quella!
      E che sera quando, seduto accanto al fuoco innanzi a una tazza di brodo, tutta macchiata di grasso, pensai che m’ero messo sulle orme del mio predecessore, e che mi sarebbe stato riservato lo stesso suo triste destino, come mi era stato riservato il suo appartamento. Ebbi quasi l’idea di correre a Dover a rivelare tutto! Che sera, quando la signora Crupp, entrando per portar via la tazza, mi presentò un solo rognone, un unico rognone su un piattino, come l’unico avanzo dell’orgia della vigilia, ed io fui lì lì per cadere sul suo petto di cotone giallo, e gridarle, in un sincero trasporto di sentimento: «Oh, signora Crupp, signora Crupp, non mi parlate di avanzi! Quanto sono infelice!» Solo mi trattenne il pensiero che forse, anche in quel caso, la signora Crupp non era il tipo di donna in cui versare la piena delle proprie amarezze.
     
     
      XXV.
      BUONI E CATTIVI ANGELI
     
      La mattina dopo quella triste giornata di mal di capo, di abbattimento e pentimento, stavo sulla porta per uscire, con una strana confusione in mente riguardo alla data di quel desinare sciagurato, come se un gruppo di titani avesse con un’enorme leva ricacciato l’antivigilia indietro di alcuni mesi, quando per le scale vidi salire un fattorino con una lettera in mano.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

David Copperfield
di Charles Dickens
pagine 1261

   





Agnese Londra Dover Crupp Crupp Crupp Crupp