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      – Dovete farvi coraggio – disse il signor Dick – e consolarvi come meglio vi sarà possibile.
      Il signor Micawber, assolutamente soverchiato da queste gentili parole, prese un’altra volta la mano che gli tendeva il signor Dick.
      – È stato mio destino – egli osservò – incontrare, nel vario panorama dell’esistenza umana, di tanto in tanto un’oasi, ma non mai una più verde e rinfrescante della presente.
      In altra occasione questa immagine m’avrebbe molto divertito; ma avvertivo che ci sentivamo tutti impacciati e a disagio, e osservavo con tanta ansia il signor Micawber che oscillava fra un evidente desiderio di rivelar qualcosa e la riluttanza a dar la stura al tutto, che avevo quasi la febbre. - Traddles, seduto sull’orlo della sedia, guardava, con gli occhi spalancati e i capelli più energicamente irti che mai, a volta a volta il pavimento e il signor Micawber, senza neanche tentare di pronunziare una parola. Mia zia, benché concentrasse tutto il suo più acuto spirito d’osservazione sul nuovo ospite, era l’unica fra noi che avesse qualche padronanza di sé; perché ella riusciva a tenerlo in conversazione, e a costringerlo a parlare, volente o nolente.
      – Voi siete un vecchio amico di mio nipote, signor Micawber – disse mia zia. – Da tanto tempo avrei voluto conoscervi.
      – Signora – rispose il signor Micawber – vorrei che m’aveste conosciuto tempo fa. Non fui sempre quel miserabile naufrago che ora potete vedere.
      – Spero che la signora Micawber e tutti in famiglia stiano bene, signore – disse mia zia.


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David Copperfield
di Charles Dickens
pagine 1261

   





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