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      L’ultima volta che lo vedrete... l’ultimissima... dategli i più caldi saluti, i più affettuosi ringraziamenti dell’orfano, al quale ha fatto più di quanto avrebbe fatto un padre. Gli promisi anche questo, fedelmente.
      – Di nuovo vi ringrazio, signore – egli disse, stringendomi calorosamente la mano. – So dove andate, addio!
      Con un leggero cenno della mano, come per spiegarmi che non poteva entrare nell’antica dimora, s’allontanò. Guardandolo andare, mentre traversava il piano nel chiarore della luna, lo vidi voltare verso una striscia radiosa sul mare, e proseguire, contemplandola, finché egli non fu che un’ombra in distanza.
      La porta della casa-battello era aperta, quando arrivai; ed entrando, la trovai vuota di tutti i mobili, tranne di uno dei vecchi bauli, sul quale era seduta la signora Gummidge con un paniere sulle ginocchia, di fronte al pescatore Peggotty, che era poggiato col gomito alla mensola del caminetto, e sembrava contemplasse le ceneri del fuoco a metà spento. Ma egli si riscosse, al mio ingresso, e mi guardò speranzosamente, salutandomi allegramente.
      – Venite, secondo la promessa, a dire addio alla casa, eh, signorino Davy? – disse, prendendo la candela. – Già nuda, ora, non è vero?
      – Non avete perduto tempo – dissi.
      – No, ci siamo dati da fare, signore. La signora Gummidge ha lavorato come... non so dirvi quanto abbia lavorato la signora Gummidge – disse il pescatore Peggotty, guardandola, impacciato a trovare una similitudine abbastanza lusinghiera.
      La signora Gummidge, chinata sul paniere, non disse una parola.


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David Copperfield
di Charles Dickens
pagine 1261

   





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