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      Contemplai da un angolo l’antica casa che mi aveva ospitato, ma non mi avvicinai, per tema che, osservato, potessi involontariamente mandare a monte il disegno per cui eravamo stati chiamati. Il sole della mattina illuminava l’orlo dei suoi comignoli e le incorniciature delle finestre, dipingendoli d’oro; e come un senso dell’antica pace mi scendeva in cuore.
      Andai a passeggio in campagna per un’oretta, e poi tornai per la via principale che nel frattempo s’era riscossa dal sonno. Fra quelli che s’affacendavano nelle botteghe, vidi il mio antico nemico, il macellaio, che certo aveva prosperato negli affari, e si mostrava ai passanti con un bel paio di stivali e un bambino. Era occupato a vezzeggiare il bambino, e sembrava il più tranquillo cittadino del mondo.
      Eravamo tutti molto ansiosi e impazienti, quando ci sedemmo a tavola per la colazione. Come ci avvicinavamo alle nove, la nostra inquietudine aumentava. Finalmente non facemmo neanche più mostra d’occuparci del pasto, che, salvo che per il signor Dick, era stato fin dal principio una semplice formalità; ma mia zia si mise a passeggiare su e giù per la stanza; Traddles, seduto sul canapè, faceva, con gli occhi al soffitto, le viste di leggere il giornale; e io guardavo fuori della finestra per dare il primo annunzio dell’arrivo del signor Micawber. Non dovei aspettare a lungo, perché al primo rintocco della mezz’ora, lo sbirciai in istrada.
      – Eccolo! – dissi – e senza l’abito nero.
      Mia zia si legò i nastri del cappellino (era venuta a colazione col cappellino), e indossò lo scialle, come per prepararsi a qualche cosa di forte e di decisivo.


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David Copperfield
di Charles Dickens
pagine 1261

   





Dick Traddles Micawber