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      Senonchè, l'imperizia della mano, quando è accoppiata alle incongruenze della mente o ad altri disòrdini cerebrali, concorre ad accentuare le caratteristiche della pazzìa. Non è ammissibile infatti che una persona, nel pieno possesso della sua coscienza, si ostini a far cosa alla quale è assolutamente incapace, e ancor meno, ne faccia pùbblica mostra e chieda un premio per essa. Pur consentendo che i bozzetti segnati coi numeri 11, 19, 28, 16 a e b, 66, 74, 112, 115, 134, 234, 242, 277, 290, 293, 241 [5] e altri molti, non sìeno che infelici conati di majùscoli bimbi completamente ignari dell'arte del disegno; chi non porrebbe senza alcun scrùpolo nella razza mattòide quel prof. E.P. Wanderburg (bozzetto n. 267) che invìa all'imponente concorso un mezzo fogliuzzo di carta con su mal delineata una colonnetta ed in cima, fatta ancor peggio, una croce? o quei progettisti (nella più parte, come i sovraenumerati, inglesi e tedeschi [6]), fra i quali - oltre i parecchi di cui diremo poi di propòsito - primeggia il signor Delmar Philippis William Thomas Lambert H.A.D. (n. 59) (nota filza di nomi!) che circonda il suo orrìbil progetto di tempio indiano-barocco con una corona di sgorbi a matita, affatto incoerenti col tema, oppure quel n. 181 (Esperia, Ausonia, Italia civile e guerriera) che ci offre tre tàvole di sìmboli ridicolosi e di più còmiche spiegazioni, o quel n. 65 (Num et Sàul?) che dal Würtemberg manda sette fogli mal disegnati a làpis con una relazione spropositata in latino, ed anche quel n. 158 (Felix Hodorowitch) che dal Càucaso ci fà il presente di un cerotto di gesso e di colla rossa con quattro mostricini sui lati, da lui creduti guerrieri etruschi - bozzetto che, per la forma, il colore e la puzza, imprime allo stòmaco quel moto di ripugnanza e di nausea che incoglie alla vista di roba in putrefazione.


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I mattoidi
Al primo concorso pel monumento in Roma a Vittorio Emanuele II
di Carlo Dossi (alias Carlo Alberto Pisani Dossi)
Sommaruga Roma
1884 pagine 47

   





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