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      Vero servizio da amico che egli rende a que' crìtici!
     
      Una fiera di uòmini cèlebri è pure l'idèa che ha provocato il bozzetto n. 168 (Dante, Vittorio Emanuele e l'Unità italiana). Quì si tratta di un tavolone, càrico, come quelli che rècano in capo pel mondo i figurinài di Lucca, di statuette di gesso, nane e sciancate, equidistanti tra loro. Rappresèntano tutte, salvo rade eccezioni, un personaggio medèsimo, non avendo l'artista potuto per ragione di tempo e di salute modellarle tutte. In questo archetipo - così si esprime l'autore - non vi si trova niente di tuttociò che chiàmasi decorazione e che è la vernice con che si abbellisce una composizione: la impressione che se ne ricava è quindi l'effetto di linee in cui l'occhio si riposa saporitamente, essendo quelle linee la natura stessa in tutta la sua nuditezza (sic). In ogni modo, il concorrente, affinchè non si dùbiti che egli abbia trasandato quegli abbellimenti per incapacità, crede suo òbbligo di dichiarare, 1° che, vìttima della più fiera prepotenza di gente ingorda e maligna oramài sotto l'impero della giustizia, egli non ha potuto, suo malgrado, fare nella esecuzione del progetto il voler suo, bensì quello del potere al quale poco mancò a mètterlo nella dura necessità di rinunziare al concorso e pèrdere così un pensiero cotanto carezzato e che può darsi sarà quello che più splenderà nel concorso - 2° che egli prega la Commissione di crèdere la verità delle sue parole, le quali, del resto, pòssono èssere autenticate da fatti legali e giurìdici indistruttìbili che hanno avuto luogo, ecc.


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I mattoidi
Al primo concorso pel monumento in Roma a Vittorio Emanuele II
di Carlo Dossi (alias Carlo Alberto Pisani Dossi)
Sommaruga Roma
1884 pagine 47

   





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