Pagina (56/177)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      Senonchè, Alberto, girò il cannocchiale ai palchi di prima fila. E diede sùbito in uno con giovanotti nelle più indecenti pose... Indecenti? epperchè? non si vàlgono tutte? e passò poi ad un altro, al davanzale di cui stàvano tre nonolini, con le braccine fuori e le teste sur il velluto del parapetto, moscatelli ed allegri, mentre la mamma allo specchio dei loro visucci godeva dello spettàcolo; dopo, ad un terzo, con un signore ed una signora attempati e dall'aria muffa... marito e moglie senza figlioli! I figli, e chi nol sa? si mèttono tra i genitori, tòlgono a quelli la vista della ruìna del tempo, anzi, li ringiovanìscono in loro. E così, su e giù per i palchi, Alberto continuò fino al vano della porta di mezzo, dai due poliziotti agli stìpiti, i propri sostegni del palchettone regio.
      Di là del quale, l'amico nostro, ripigliando il suo viaggio attraverso le lenti, sorpassò un palco, in cui, viso a viso di un saporito vecchietto a cera da mela cotta, sedea una giòvane dama, vestita di nero velluto e in gorgeretta bianca increspata. Ma tosto vi ritornò. Era, la giòvane dama, castagnina di chioma, di sàngue gentile, e mòrbida siccome neve-di-latte; negli occhi, azzurra e della più lìmpida àqua; in profilo, la Vittoria di Brescia. E Alberto le segnò tutt'intorno, col cannocchiale, quasi una lìnea, scendendo dal fronte di lei, per la guancia rotonda ed il mento, girando verso l'orecchio mezzo nascosto sotto ai capegli, e seguendo il gustoso contorno della spalla e del braccio fino al velluto rosso del parapetto.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Vita di Alberto Pisani
di Carlo Dossi
pagine 177

   





Alberto Alberto Vittoria Brescia Alberto