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      Chè, se tu mangi ben bene, studierai poco poco. Tàvola e tavolino non sono in troppa armonìa. Per digerire tu dovrai passeggiare, le passeggiate ti desteranno appetito... via via, diventerai come me, una invidia alla luna di Agosto.
      Èccoci! fe' Alberto. E sostò.
      T'ho pur rotta la gloria? disse allegramente Fiorelli.
      Non dico.
      Dico io. Ma, quel ciarlone di Enrico, ti ha, se non altro, risparmiato del fiato. Va, e dormi. Gli è già ora turchina per un figliolo da bene
      E strinse la mano di Alberto, aggiungendo:
      Riposa il grande stravizzo.
      Addìo
      Alberto entrò; serrò la postierla; e, preso il suo lume, che lo stava attendendo acceso, attraversò lentamente il cortile verso la scala.
      La sua testa girava girava. Gli risonava l'orecchio come alla romba di una cascata "è amore o è sonno?" chiedèvasi machinalmente "oh maledetto il grillo di recarmi a teatro! Ero sì quieto, così contento!"
      E raggiunse la scala. Si mise adagio a salire; ma, dopo un quattro o cìnque gradini, riste' e siedette su di uno, posàndosi a fianco il lume.
      No, non era possìbile ch'egli ci fosse cascato: era la brama di èsserci, che glielo volea far crèdere. Tutte panzane, sìmili amori improvvisi, quasi colpi di schioppo; o, per lo meno, amori apparenti, chè i veri hanno la fonte lor prima nella bellezza dell'ànima. E conoscea mò egli quella di Claudia? No.
      Piano col no! La di lei ànima, Alberto, l'avea pure veduta; essa non è, come la gente pone, invisìbile: ciò che noi appelliamo il sembiante, l'aria, la idea di un volto, che è se non lei?


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Vita di Alberto Pisani
di Carlo Dossi
pagine 177

   





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