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      E Alberto, al carezzèvole influsso, sentèndosi più e più alleggerir la persona, corrèndogli voluttuoso il sàngue, a lungo passo cammina: giù di quà, su di là, vede un palazzo, e al primo piano di quello una finestra splendente. È la sua. Alberto, con le làgrime agli occhi, la fisa. E una siloètta di donna vi appare. È lei!... Ma la finestra si abbuja.
      Dòdici ore!
      Lettori miei, niente paura! non vi allargate dal muro. Oggidì, questa, non è più l'ora dei ladri; oggi, si ruba in pieno meriggio.
      È l'ora, invece, in cui il mercato di Prìapo affolla.
      Già, il bujo, pesa su quegli intavolati, più che campi dell'arte, ruffiani dei vizi; e le torme di lupe dalla voce ràuca, che il dopopranzo battèrono i marciapiedi infranciosando i cervelli mezzo intontiti dal cibo, son covigliate e tripùdiano; già, quasi tutti serrati, son que' caffè, ove dei côsi, torti di gambe come di ànimo, spàrsero effigi di pezzi di carne con l'indirizzo dietro; e la timidetta fanciulla, che poco innanzi valzava sotto gli occhi di mamma con qualche bel cavaliere, dorme, imaginando di lui, ignara di che gli servì. Or la città va prendendo una sospettosa aria; quella di una ragazza, che, con gli orecchi attesi alla porta, legga un volume senza nome di tipi.
      Ve', un barbisino di quìndici anni, il cappello negli occhi, che rade il muro di un vìcolo. Egli potè fuggire da casa, e, mentre il vecchio suo padre lo sogna in preghiere, egli... Va o viene? È troppo allegro; va... E quel bambino, tristo, stracciato, su 'na scalèa, che aspetta?


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Vita di Alberto Pisani
di Carlo Dossi
pagine 177

   





Alberto Prìapo